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Bilirubina elevata: cosa fare?

Elevato valore di bilirubina nei pazienti oncologici

provette con prelievo di sangueLa bile viene raccolta all'interno della colecisti dalla quale viene liberata per agevolare i processi digestivi ed emulsionare i grassi; sostanza molto utile nell'economia generale dell'organismo non deve essere presente in quota elevata nel circolo sanguigno.

Quando il valore della bilirubina risulta elevato si va incontro ad una intossicazione generalizzata che può risultare fatale. 

Quali sono le condizioni in oncologia nelle quali troviamo valori elevati di bilirubina? Sostanzialmente due: in un caso si può avere una ostruzione delle vie biliari extraepatiche per compressione, nell'altro un ristagno all'interno del fegato (intraepatico) per la presenza di masse tumorali nel parenchima epatico.

La prima cosa da fare è appunto verificare in quale condizione ci si trova e posizionare, se possibile, una endoprotesi in modo da dilatare le vie biliari compresse e favorire il deflusso della bile nel duodeno. In alternativa occorre mettere in atto una terapia volta a ridurre l'edema che circonda le masse neoplastiche all'interno del fegato ed una terapia specifica antitumorale per ridurre le masse stesse in modo da detendere le vie biliari.

Qualora il valore di bilirubina nel sangue sia elevato (oltre 3) risulta assai rischioso per via dell'incremento di tossicità somministrare un trattamento chemioterapico antiblastico. Per tale motivo si può tentare una terapia disintossicante (oltre che antiedemigena) allo scopo di riportare il parametro il più possibile prossimo alla norma.

Dr. Carlo Pastore

Cellule staminali tumorali e calore

L'ipertermia contro le cellule staminali del tumore

cellule staminaliLa resistenza delle cellule neoplastiche ai trattamenti oncologici sembra derivare dalla presenza di cellule staminali tumorali indovate nel tessuto neoplastico refrattarie all'aggressione da parte degli antiblastici.

Recenti lavori clinici puntano l'attenzione sulla possibilità di danneggiare con la combinazione di farmaci antiblastici (chemioterapici), terapia radiante ed ipertermia proprio le cellule progenitrici a livello dell'ambiente tumorale.

L'ipertermia in particolare svolgerebbe un azione di inibizione della capacità delle cellule tumorali di riparare il danno sul DNA inducendole a morte mediante il meccanismo fisiologico dell'apoptosi.

Sempre più si fa strada nella comunità scientifica l'idea della multimodalità necessaria nell'approccio al problema cancro e sempre nuovi tasselli vengono aggiunti in questa battaglia.

 

 

Dr. Carlo Pastore

Cellule staminali tumorali e calore

La moderna terapia del dolore

Curare il dolore

farmaco oppiaceoUna delle maggiori problematiche con la quale ci si confronta in oncologia è il dolore.

La progressione delle patologie tumorali porta spesso con se il dolore quale sintomo di invasione ed infiltrazione di strutture dell'organismo ricche di innervazione.

Da non trascurare è la componente infiammatoria legata al dolore e data dalla reattività immunitaria locoregionale in risposta alla presenza di cellule tumorali nonché all'irritazione dei tessuti compressi.

La terapia del dolore deve essere impostata in modo adeguato alla condizione clinica ed allo stato ematochimico del paziente ma non può prescindere dal considerare tutti i recettori implicati nella trasmissione verso il sistema nervoso centrale del dolore.

In sostanza, parlando di rimedi farmacologici, occorre impiegare sostanze in grado di interagire con i recettori per gli oppioidi, sostanze in grado di modulare la trasmissione dell'impulso nervoso e sostanze in grado di interagire con i mediatori dell'infiammazione.

Tra gli oppioidi possiamo trovare delle sostanze con varie gradazioni di attività e di effetti collaterali che ci si può attendere, passando dagli oppioidi cosiddetti minori sino ai maggiori.

Il tramadolo è un ottimo rappresentante degli oppioidi minori ed è largamente impiegato nel controllo del dolore moderato; disponibile in diverse formulazioni (endovena, gocce e compresse) si utilizza come primo step in terapia del dolore.

Può essere variamente combinato con i classici FANS (nimesulide, ibuprofene, flurbiprofene, paracetamolo, celecoxib, etoricoxib, ketorolac, diclofenac, lornoxicam) nonché con i cortisonici, sempre molto efficaci negli stati infiammatori.

Scalando la gerarchia degli oppioidi troviamo i vari morfinoidi: ossicodone, buprenorfina, fentanyl sono tra i più usati. I dosaggi vanno adeguati allo stato del paziente ed alla sua recettività potendosi verificare effetti collaterali quali nausea, disorientamento, stato soporoso, depressione respiratoria, allucinazioni. Opportuno in genere un aumento graduale del dosaggio.

Oltre le formulazioni per os, sono disponibili dei cerotti medicati che rilasciano gradualmente il principio attivo per via transdermica. I modulatori della trasmissione dell'impulso nervoso sono invece farmaci che rallentano la conduzione nervosa e recano notevole sollievo nel dolore neuropatico.

Gabapetin e pregabalin sono i rappresentanti di questa classe farmacologica. Le metodiche farmacologiche si embricano ed alle volte vengono sostituite da metodiche fisiche per il controllo del dolore.

In questo ambito l'ipertermia capacitiva profonda a radiofrequenza e la ipertermia total body ad infrarosso sono validi presidi. Il principio delle due metodiche è quello di modulare la concentrazione locale e sistemica dei mediatori dell'infiammazione, di aiutare la rigenerazione dei tessuti danneggiati e di modulare la trasmissione degli impulsi nervosi.

La chirurgia rappresenta l'ultima strategia, la più definitiva ma anche la più invasiva, nel controllo del dolore. Recidere chirurgicamente delle terminazioni nervose che afferiscono all'area corporea dolente o distruggere un plesso nervoso sono strategie risolutive, radicali ma da destinare alle fasi terminali della patologia oncologica poiché gravate da effetti collaterali spesso limitanti per altri versi la qualità di vita del paziente.

Stilando delle conclusioni si può certamente affermare che la moderna oncologia può affrancarsi dalla problematica della gestione del dolore ed un attenta gestione dei presidi disponibili consente una qualità di vita accettabile anche nelle situazioni cliniche ahimè fortemente compromesse ed inguaribili.

 

Dr. Carlo Pastore

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