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marco fusetti

Otorinolaringoiatria

Riceviamo e volenteri pubblichiamo i contributi scientifici del Prof. Marco Fusetti ,
Ordinario di Clinica Otorinolaringoiatria

www.marcofusetti.it

Ototossicità della radioterapia

Ototossicità da radioterapia antitumorale

orecchio

La base del cranio e l'encefalo possono ssere danneggiati da trattamenti radioterapici di tumori del distretto testa-collo, incrementando ulteriormente il rischio di ototossicità.
Il trattamento radioterapico di neoplasie primitive del distretto cervico-facciale e di metastasi cervicali è praticato sempre più di frequente. A seconda della sede e delle dimensioni del tumore, la dose di irradiazione che raggiunge l'osso temporale ed il sistema uditivo può arrivare fino al 100%. Ciò accade, ad esempio, nei carcinomi nasofaringei, in cui la tuba di Eustachio e la mucosa dell'orecchio medio ricevono praticamente la stessa dose di radiazioni ricevuta dal tumore.
Quando l'orecchio interno è incluso nel campo di irradiazione, vengono danneggiate le cellule ciliate della coclea, specialmente quelle del giro basale, e si può assistere anche ad un danno neuronale del ganglio spirale. Il meccanismo fisiopatologico sembra risiedere nella riduzione della vascolarizzazione con successiva degenerazione progressiva ed atrofia delle strutture neurosensoriali dell'orecchio interno, accompagnata da fibrosi perilesionale ed anomalie nella composizione dei fluidi endolabirintici e del nervo acustico.
L'ipoacusia neurosensoriale che ne deriva può insorgere nel 20-50% dei pazienti irradiati, indipendentemente dall'associazione con chemioterapici e può svilupparsi in un range di tempo che va da 6 mesi a 5 anni dopo radioterapia con frazionamenti convenzionali.
Per decenni il protocollo di trattamento radioterapico dei tumori squamocellulari cervico- facciali è stato di 2 Gy in singola frazione al giorno, 5 giorni a settimana per 7 settimane. Nonostante questoschema, la prognosi dei pazienti con malattia localmente avanzata rimaneva infausta, con tassi di sopravvivenza a 5 anni del 30-35%.
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Ototossicità della chemioterapia

Ototossicità da chemioterapia antitumorale

molecola 2


L'ototossicità è la capacità propria di sostanze medicamentose o tossiche di provocare un danno anatomo-funzionale a carico delle cellule dell'orecchio interno, in particolar modo delle cellule sensoriali e delle unità neuronali dell'VIII paio di nervi cranici. Tra le numerose classi farmacologiche considerate ototossiche, i chemioterapici antitumorali derivati del platino (cisplatino, carpoblatino, oxaliplatino) possono causare un'ipoacusia neurosensoriale bilaterale e simmetrica, non reversibile, dose-dipendente. Il rischio che si manifesti ipoacusia in pazienti trattati con singola dose di cisplatino si attesta intorno al 30%.

La perdita d'udito, che inizialmente interessa le alte frequenze, può successivamente estendersi anche a quelle più basse, associata o meno ad acufene. I dati sull'incidenza dell'ototossicità da cisplatino sono discordanti, potendo variare in letteratura dal 9 al 91% dei casi, in funzione di dose, durata e presenza di altri fattori favorenti il danno dell'orecchio interno.

L'ototossicità da chemioterapici riguarda in particolar modo la popolazione anziana, che sviluppa neoplasie solide (ovaio, cervice uterina, polmone, distretto testa-collo, vescica) con un tasso maggiore rispetto alla popolazione giovane ed adulta.

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