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Curriculum Vitae Dott. Pierluca Torcia

libroNato a Roma il 1 marzo 1973;

Iscritto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma “La Sapienza” nel 1991; Ha svolto l’internato ai fini della tesi di Laurea presso l’Istituto di Radiologia nel periodo 1995-1997;

Laureato in data 17 luglio 1997, con votazione di 110/110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: ”Diagnostica per immagini dei timomi e problematiche di terapia”; Ha superato l’esame di stato nella sessione estiva dell’anno 1998; Iscritto all’albo dei Medici e Chirurghi in data novembre 1998;

Vincitore della borsa di studio presso la Scuola di Specializzazione in Diagnostica per Immagini dell’Università di Roma “La Sapienza”; Specializzato in data 24 ottobre 2001, con votazione di 70/70 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Carcinoma del Canale Anale: Stadiazione e Valutazione della Risposta Terapeutica”.

Iscritto alla Società Italiana di Radiologia Medica (S.I.R.M.) di cui per il Gruppo Regionale del Lazio è stato segretario alla presidenza (S.I.R.M. Lazio).

Dal 1999 ad oggi è autore di numerose pubblicazioni e comunicazioni a congressi nazionali ed internazionali. Dal 1995 ad oggi ha partecipato a numerosi corsi e congressi nazionali ed esteri.

Dal 2002 al 2006 è Medico Radiologo Dirigente di I livello presso l’Ospedale San Carlo IDI di Roma. Dal 2006 ad oggi è Dirigente Medico Radiologo di I livello presso la Radiologia Interventistica - Vascolare dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma presso la quale svolge procedure di radiologia interventistica vascolare, extravascolare ed oncologica.

 

La termoablazione tiroidea

Termoablazione tiroidea a radiofrequenza

stetoscopioLa patologia nodulare tiroidea è una patologia piuttosto comune con una prevalenza complessiva che varia dal 5 al 50%. Nella maggioranza dei casi i noduli tiroidei sono lesioni benigne.

Le strategie terapeutiche sono numerose ed includono la terapia medica soppressiva , che è indicata in giovani pazienti con piccoli noduli freddi e normale funzione tiroidea.

La chirurgia costituisce il trattamento di riferimento per i noduli maligni, gozzi compressivi (e/o con diametro massimo >3 cm) e gozzo tossico. La terapia radiometabolica è un'opzione semplice, sicura ed economica nel trattamento dei noduli autonomi iperfunzionanti oltrechè nel trattamento dei grossi gozzi benigni in pazienti che rifiutano l'intervento chirurgico o ad alto rischio anestesiologico.

TERAPIA PERCUTANEA

L'ablazione con radiofrequenza (RF) è una tecnica usata da svariati anni per il trattamento percutaneo di numerose neoplasie (in particolare l'epatocarcinoma) e lesioni secondarie in vari organi.

Oggi, sono trattabili con ablazione RF indotta i pazienti non candidati all'intervento per alto rischio chirurgico e/o anestesiologico, eutiroidei portatori di noduli freddi o ipocaptanti alla scintigrafia, con un pattern solido alla ecografia basale e citologia negativa per malignità dopo FNB ecoguidato, e con sintomi di compressione (dispnea inspiratoria prevalentemente notturna, disfagia, senso di oppressione al collo, deviazione dell'asse tracheale).

Prima di ogni trattamento deve eseguito un profilo ormonale comprendente il dosaggio delle frazioni libere degli ormoni tiroidei, del TSH, degli anticorpi anti HTG, antiperossodasi e della calcitonina, una ecografia con color Doppler della tiroide e del collo ed una radiografia standard per valutare la presenza di una deviazione dell'asse tracheale. L'accesso alle procedure è avviene in regime di Day Hospital e tutti i pazienti devono sottoscrivere un dettagliato consenso informato.

L'ablazione con RF è condotta utilizzando un ago inserito sotto guida ecografica a mano libera.

L'ago, 17G di calibro e di lunghezza variabile a seconda delle esigenze, è inserito in ogni singolo nodulo direzionando il flusso di energia verso le regioni laterali del collo e lontano da aree a rischio di lesione termica per contiguità quali il nervo laringeo inferiore e le strutture tracheoesofagee; il tempo di esposizione è variabile tra 10 e 20 minuti, per raggiungere la necrosi completa del nodulo.

I trattamenti sono monitorizzati sotto ecografia B-Mode in real time per valutare il corretto posizionamento nella lesione. Una volta estratto l'ago si esegue una valutazione ecografica per escludere complicanze intra o extranodulari, mentre l'estensione della necrosi indotta è valutabile con l'ausilio del Color Doppler. I pazienti sono in osservazione per due ore e dimessi senza prescrizione di terapia.

Il primo follow-up ecografico e Color Doppler è programmato a 1 mese studiando l'ecogenicità, l'ecostruttura e i margini della lesione indotta, la presenza di spots calcifici, la presenza o assenza di flusso intra e perinodulare e il volume del nodulo; a 3, 6 e 12 mesi il follow-up ecografico è associato ad una valutazione del profilo ormonale e ad esame clinico palpatorio con valutazione dei sintomi compressivi secondo un punteggio arbitrario (0= assente, 1= presente) attribuito a ciascun sintomo. La deviazione tracheale è valutata con esame radiologico convenzionale a 12 mesi.

I pazienti portatori di una patologia gozzigena compressiva e sintomatica, solitamente anziani e affetti da patologie concomitanti che non possono accedere ad un trattamento chirurgico convenzionale, possono così ottenere importanti benefici dalla terapia ablativa con radiofrequenza. Questa produce una necrosi seguita da riduzione del volume complessivo della zona trattata che viene sostituita da tessuto fibrocicatriziale con conseguente remissione dei segni clinici e dei sintomi legati alla compressione.

La riduzione di volume è particolarmente evidente già a trenta-sessanta giorni dopo la procedura ablativa con un miglioramento sensibile se non la scomparsa della sintomatologia compressiva.

Dr. Pierluca Torcia

Chemioembolizzazione epatica per i tumori del fegato

Chemioembolizzazione per il trattamento dei tumori e delle metastasi del fegato

cellule staminaliIntroduzione
La chemioembolizzazione epatica (TACE) e l'embolizzazione superselettiva senza associazione di chemioterapici (MBTAE) rappresentano oggi alcuni dei trattamenti più diffusi sia del tumore epatico non resecabile con riferimento all'epatocarcinoma (HCC) che delle lesioni secondarie del fegato (metastasi) provenienti da altri tumori
 (mammella, colon ecc.).

Altri trattamenti si affiancano e le completano con riferimento alle cosiddette terapie ablative percutanee (termo ablazione a RF, laser, micro-onde, crio-ablazione, alcolizzazione ecc).

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Il PICC

Il PICC un catetere venoso

PICC

Cos’è il PICC.
Il PICC (peripherally inserted central catheter) è un catetere venoso centrale inserito perifericamente all’altezza del braccio (v.basilica) con l’aiuto di ecoguida.

Catetere è un tubicino generalmente di silicone.

Venoso Centrale. Il tubicino arriva in una vena centrale del torace: la Vena Cava Superiore.

Accesso periferico. Per raggiungere la Vena Cava Superiore viene introdotto il catetere partendo dalla vena del braccio.

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La termoablazione dei tumori

La termoablazione dei tumori

risonanzaRiceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo scientifico del dott.  Pierluca Torcia, radiologo Interventista.

Dr. Carlo Pastore

 

 

 

DEFINIZIONE
La Termoablazione dei tumori epatici è una procedura non chirurgica per il trattamento di neoplasie del fegato.
Si tratta di una metodica di “ablazione locoregionale”, ovvero una distruzione mirata del tessuto neoplastico senza intervento chirurgico e senza somministrazione di chemioterapici per via generale.

COME FUNZIONA?
Il meccanismo di distruzione del tessuto tumorale si basa sulla somministrazione di calore nel nodulo neoplastico attraverso uno o più aghi che vengono inseriti attraverso la cute sotto guida ecografica o più raramente della TAC ( Tomografia Assiale Computerizzata) .


L’ago (nel quale è presente un elettrodo, un’antenna o fibre ottiche) è collegato ad un generatore portatile di onde elettromagnetiche che vengono prodotte a partire dalla energia fornita dalla comune corrente elettrica. A seconda della loro frequenza le radiazioni elettromagnetiche così prodotte sono distinguibili in Radiofrequenze, Microonde o Laser.
Tutte e tre le metodiche, grazie alla generazione locale di calore superiore a 44°c per alcuni minuti, consentono di distruggere un anello di tessuto epatico di diametro massimo di 4-5 cm intorno alla punta dell’ago.

A COSA SERVE?
La termoablazione con Radiofrequenze, Microonde o Laser viene utilizzata da diversi anni in molti paesi industrializzati nel trattamento di tumori non operabili o in alternativa alla terapia chirurgica stessa.
I campi di applicazione oltre al trattamento dei tumori epatici spaziano dalla terapia locale dei tumori polmonari a quella delle lesioni renali, ossee e tiroidee.


QUALI SONO LE INDICAZIONI MEDICHE?
La principale indicazione alla termoablazione è costituita dalla presenza di tumore primitivo del fegato in stadio non avanzato ( fino a tre-quattro noduli di diametro massimo di 3-4 cm) e le lesioni di tipo secondario (metastasi).

DOVE, COME e DA CHI VIENE EFFETTUATA la TERMOABLAZIONE ?
La termoablazione viene eseguita quasi sempre con guida ecografica e per questo motivo viene effettuata da radiologi con una particolare esperienza specifica (Radiologi Interventisti).Non esiste un reparto di Ecografia o Radiologia Interventistica con posti letto per la degenza motivo per il quale il paziente viene sottoposto al trattamento mentre è ricoverato in un reparto clinico o chirurgico.


La termoablazione può anche essere eseguita in regime di Day Hospital o Day Surgery ovvero senza pernottare in ospedale.
La durata del trattamento è infatti molto breve. La termoablazione di un singolo nodulo può essere effettuata in circa 15 minuti.
 Nella maggior parte dei casi è sufficiente una sedazione profonda per circa 30 minuti ed il paziente non è cosciente di quel che accade , non sente dolore, ne’ ha alcun ricordo dell’accaduto.


Durante questo periodo l’operatore ( radiologo interventista) esegue un’ecografia del fegato per localizzare il nodulo e calcolare il percorso dell’ago, quindi,attraverso una piccola incisione della cute fa progredire l’ago fino al nodulo neoplastico seguendone il percorso sul monitor dell’ecografo. Una volta raggiunto il bersaglio viene avviata l’erogazione di energia che provoca la distruzione termica in alcuni minuti.

Terminata l’ ablazione l’operatore sfila delicatamente l’ago facendo sì che il tragitto venga cauterizzato dal calore evitando in tal modo sia la diffusione di cellule tumorali che eventuali sanguinamenti.

Dott. Pierluca Torcia
Radiologo Interventista

Per informazioni ed appuntamenti: Tel. 3287671588