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Sopravvivenza in oncologia

Quanto mi resta da vivere ?

Senza dubbio questa domanda è la più frequente che mi sento rivolgere dal paziente o dai suoi familiari. La risposta è sempre la medesima: non è possibile stabilirlo con certezza e neanche con una buona approssimazione. Perché? Per svariati motivi

In primo luogo le neoplasie presentano un ritmo di crescita variabile da tumore a tumore e da paziente a paziente, inoltre molto dipende dalla risposta ai trattamenti che possono essere praticati (chirurgia, chemioterapia, radioterapia, ipertermia).

La popolazione cellulare tumorale nasce come omogenea per poi divenire fortemente eterogenea. Nel caso di tumori in fase avanzata, gli stessi trattamenti, via via che si procede nelle varie linee terapeutiche, selezionano delle popolazioni cellulari resistenti. Ogni cosa che viene al mondo compie una strenua lotta per rimanervi: quanto è vero ciò in oncologia!

Le cellule tumorali si difendono dagli attacchi esterni mettendo in atto tutta una serie di protezione volte a cercare la sopravvivenza della cellula. La ricerca in ambito oncologico tende alla comprensione di tali meccanismi per cercare di scavalcarli.

Dr. Carlo Pastore

Farmaci Antiblastici: Octreotide

La terapia con Octreotide

Numerose neoplasie possono contenere nella loro variegata popolazione cellulare una spiccata componente neuroendocrina. In tale condizione è possibile affiancare alla chemioterapia specifica per la forma tumorale in questione, una terapia con octreotide.

Tale preparato consente di tenere a bada la popolazione cellulare suddetta e di ottenere un miglioramento delle possibilità di cura. Per valutare la presenza o meno di una componente cellulare neuroendocrina si può impiegare il dosaggio plasmatico della CgA (cromogranina A, vedi articolo sul sito) oppure un octreoscan (esame di medicina nucleare).

Mediante l’octreoscan è possibile verificare se le cellule tumorali posseggono il recettore per l’octreotide.

Il dosaggio della CgA viene però alterato verso l’alto dall’assunzione da parte del paziente di farmaci gastroprotettori (inibitori di pompa protonica quali solo omeprazolo e derivati). L’octreotide si somministra in due fasi: una prima di induzione per abituare l’organismo alla presenza del farmaco ed una seconda consistente in iniezioni intramuscolari ogni 28 giorni.

Il trattamento presenta ridotti effetti collaterali ed in particolare l’insorgenza di diarrea comunque ben controllabile mediante trattamenti farmacologici.

Dr. Carlo Pastore

 

 

Chemioterapia e Ipertermia neoadiuvante

La chemioterapia e l’ipertermia in neoadiuvanza

 

foto di provetteQuando una neoplasia è localmente troppo estesa per poter essere asportata immediatamente si può ricorrere ad un trattamento chemioterapico che preceda l’intervento ed abbia l’intento di ridurre la massa tumorale.

Tale tipo di chemioterapia è detta neoadiuvante e consegna nelle mani del chirurgo un paziente meglio gestibile.

Anche l’ipertermia può essere impiegata come neoadiuvante. In combinazione con la chemioterapia o la radioterapia prima dell’intervento infatti può dare un buon contributo alla riduzione della massa tumorale.

Dr. Carlo Pastore

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