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Nutrizione in oncologia

zuppa di misoI numerosi studi che sono stati dedicati al rapporto tra alimentazione e neoplasia dimostrano come un buon stato nutrizionale tenda a migliorare il benessere soggettivo ed oggettivo dei malati.


L’obiettivo di una buona nutrizione è di preservare (o di evitare) gli eventuali deficit nutrizionali, di impedire la perdita di massa magra (o di muscolo), di ridurre gli effetti della malnutrizione sui vari organi, diminuire l’impatto degli effetti collaterali a volte indotti dalla terapia farmacologica.

La terapia nutrizionale è parte integrante della terapia oncologica ed è un modo efficace per mettere in primo piano non la malattia ma la persona che sta la affrontando, con risvolti positivi fisici e psichici da parte del paziente che sta affrontando un percorso di cura spesso faticoso. In questo modo il malato diventa prioritario rispetto alla malattia perché attraverso la terapia nutrizionale riusciamo a concentrarci sui sintomi riportati dal malato stesso e questo ci consente di lasciare il tumore da una parte e lavorare sulla persona nella sua interezza.

L’alimentazione può assecondare la nostra naturale inclinazione alla guarigione in caso di malattia. Consumare un alimento piuttosto che un altro una combinazione di alimenti piuttosto che un’altra ed il momento della giornata in cui quel particolare alimento o quella combinazione alimenti viene consumata è determinante per la salute dell’individuo sano ma anche del paziente che sta affrontando una malattia oncologica.

D’altra parte l’uomo è un animale diurno e questo comporta una produzione di ormoni e neurotrasmettitori regolati in modo tale da permettergli di affrontare nel migliore dei modi una più intensa attività fisica e mentale nelle ore di luce e di supportare il riposo ed il sonno nelle ore di buio.

I pasti che vengono consumati durante la giornata ed il loro collocamento temporale influenzano la produzione di ormoni e neurotrasmettitori e in caso di malattia oncologica lavorano su tre punti fondamentali:

  • Il modo in cui il paziente affronta la malattia anche dal punto di vista psicologico
  • Il modo in cui l’organismo contrasta la crescita del tumore
  • L’entità in cui il paziente avverte effetti collaterali della terapia.

Ecco per perché la dieta nel malato oncologico non può ridursi ad una semplice lista di alimenti da eliminare ma deve essere una attenta e ragionata selezione di alimenti e di loro combinazioni che viene modulata sulle reali necessità di quel malato in quella particolare fase della malattia e della cura.

La personalizzazione della prescrizione alimentare deve essere pensata in base ad analisi biochimiche, prescritte dall’oncologo e in base ad analisi strumentali quali la bioimpedenziometria eseguite dal nutrizionista in modo da rispecchiare le personalissime necessità del malato in termini di apporto calorico, proteico, lipidico e di micronutrienti (vitamine, antiossidanti e oligoelementi) tenendo ovviamente conto del tipo di tumore che si sta affrontando e delle terapie oncologiche che vengono somministrate.


In base alle conoscenze scientifiche ad oggi a nostra disposizione sappiamo che la nutrizione in oncologia deve, in primis, essere finalizzata ad equilibrare lo stato glicemico attraverso una modulazione degli alimenti nel singolo pasto e durante la giornata, che evitino l’iperincrezione della glicemia e dell’insulina e di conseguenza dei fattori di crescita tumorali.

E’altresì importante che l’alimentazione sia gradevole per questo è importante l’alimento in se ma anche la sua preparazione e cottura; un conto è consumare un vasetto di ceci già pronti e sgocciolati uniti all’insalata e tutta un’altra cosa è consigliare una minestra di ceci e miglio preparata con ceci bolliti insaporiti in padella con aglio e rosmarino e poi passati per ridurre l’eventuale meteorismo intestinale. Un piatto non solo più completo dal punto di vista nutrizionale e quindi più adeguato al supporto durante le cure ma piacevole da gustare.

Un occhio particolare va rivolto durante le terapie all’impostazione di una dieta che possa contribuire a prevenire, contenere o combattere gli effetti collaterali, rappresentati principalmente da mucositi, nausea e vomito, quando i farmaci prescritti nel protocollo terapeutico possano indurre tale effetti collaterali: in questo caso i consigli generici sono indirizzati ad una dieta pesco-vegetariana con apporto di pesce azzurro per l’elevato contenuto di grassi (omega-3) ad ’azione anti-infiammatoria, proteine vegetali in forma raffinata (evitando cioè le fibre), quali creme di legumi con una componente di cereali ( preferibilmente riso).

Poichè alcune infiammazioni intestinali generate da farmaci potrebbero causare anche una momentanea intolleranza al glutine si dovrebbe ridurre l’ingestione di cereali come grano, orzo, segale, avena e farro a favore di riso (anche integrale ma molto ben cotto) e miglio.

Si dovrebbe integrare nell’alimentazione il miso, un alimento proteico vegetale ricco di amminoacidi liberi sia sotto forma di zuppa che di condimento per cereali. La zuppa di miso favorisce anche la digestione ed è indicata per accompagnare quotidianamente tutti i pasti.

Andrebbero evitate nei giorni delle somministrazione delle terapie ed in quelli vicini le fibre di cereali, specie se indurite dalla cottura al forno (pane integrale e pizza alimenti grezzi) che possono produrre irritazioni meccaniche sulla mucosa della bocca e anche dell’intestino, alcuni tipi di proteine animali (carne rossa e conservata) che possono produrre sostanze tossiche per la mucosa intestinale o favorire processi infiammatori a causa dell’elevata presenza di alcuni acidi ed il latte (in particolare se vi sono in corso stati infiammatori intestinali provocati da enteriti da raggi e da chemioterapici) poiché il danno all’intestino tenue può compromettere la capacità di digerire il lattosio scatenando possibili diarree.

Anche le disbiosi sono molto frequenti nei malati oncologici e possono favorire l’insorgenza di infezioni urogenitali, intestinali e del cavo orale.

Le alterazioni della microflora intestinale possono anch’esse essere prevenute e trattate con un’adeguata alimentazione e con la somministrazione di prebiotici e probiotici attentamente selezionati. In conclusione anche nell’ambito della nutrizione oncologica trova un riscontro quanto mai concreto il famoso aforisma “Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto, né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute.” (Ippocrate 460-377 a.C.)

Dott.ssa Cristiana Aperio

Biologo Nutrizionista

www.cristianaaperio.com