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Il carcinoide

Si tratta di una neoplasia a carattere neuroendocrino che può dare segno di se o per effetto massa e quindi compressione sugli organi circostanti o per la caratteristica produzione di sostanze biologicamente attive.

Ne esistono due varianti; una a cellule enterocromaffini, tipica del distretto gastroenterico (pur potendo insorgere in ogni distretto corporeo) ed un’altra a cellule enterocromaffini-like tipica dello stomaco.

Il carcinoide ha una crescita, la maggior parte delle volte, lenta con comportamento maligno nel 15-20% dei casi. Metastatizza con maggior frequenza al fegato.

Il trattamento chirurgico ha un senso anche nella malattia avanzata. Infatti, soprattutto nelle forme secernenti, la citoriduzione con asportazione anche sub-totale della massa tumorale, porta ad una rapida palliazione della sintomatologia.

L’asportazione del tumore primitivo è indicata ma anche risultano indicate tutte le metodiche terapeutiche locoregionali nei siti metastatici (ad esempio l’ipertermia). La terapia con analoghi della somatostatina (octreotide) appare la prima scelta nella malattia diffusa.

La chemioterapia sistemica è indicata nelle forme disseminate con almeno una coppia di farmaci (le coppie più efficaci sono streptozotocina-adriamicina e streptozotocina-5 fluorouracile).

La resistenza intrinseca nei tumori neuroendocrini alla chemioterapia è dovuta alla elevata espressione del gene MDR-1 (multi drug resistence, cioè gene della poliresistenza ai farmaci) e dell’oncogene bcl2. Pertanto appare auspicabile l’approccio multimodale a questo tipo di tumori.

Dr. Carlo Pastore