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L'oncologo ideale

L'oncologo ideale

“Che mi sappia ascoltare”... Così esordì una paziente in ospedale.... Appena ci conoscemmo mi disse: “Fondamentale dottore è che lei mi sappia ascoltare”. Esatto, direi. Il paziente affetto da tumore necessita innanzitutto di essere ascoltato.
Porta con se un bagaglio di angoscia che si rispecchia in quelle delle persone a lui care. Inoltre spesso non vuole sapere, vuole chiedere ma senza ascoltare la risposta. Sempre nell'ottica di un approccio psicologico è necessario che l'oncologo si faccia carico dell'impostazione del percorso terapeutico collaborando attivamente con  i Colleghi delle altre discipline mediche ma restando la mano tesa verso l'ammalato; il fulcro di un rapporto esclusivo.
Scendendo nel pratico e nel clinico, l'approccio ai tumori è ovviamente oggigiorno multimodale e non mi stancherò mai di sottolinearlo. Il paziente non può essere un fegato, un pancreas, un polmone, un numero... è persona che porta in se la malattia ma che non vede l'ora di liberarsene e di dividere le sue angosce con il curante.


Dr. Carlo Pastore
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