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La chemioterapia metronomica

La chemioterapia metronomica

I farmaci antiblastici, soprattutto quelli di “vecchia generazione”, hanno un intento citocida. Essi mirano all’uccisione delle cellule malate, con una selettività variabile farmaco per farmaco.

Anche i più moderni agenti a bersaglio molecolare agiscono uccidendo le cellule malate (tentando di essere più selettivi) o inibendone la crescita. Un tentativo di natura differente è rappresentato dalla cosiddetta chemioterapia metronomica.

Il concetto è quello di “tagliare i viveri” alla massa tumorale. Le neoplasie infatti costruiscono, con la produzione di fattori angiogenetici e fattori umorali locali ad azione paracrina, una propria rete vascolare adeguata (più o meno) a soddisfare i bisogni di una massa di cellule in crescita attiva.

Bloccare la crescita di questi vasi o danneggiare l’endotelio di rivestimento può rappresentare un modo valido di combattere la crescita tumorale.

Si è dimostrato che taluni farmaci citotossici somministrati a dosaggio ridotto e con frequenza maggiore, che non avrebbe di per se effetto citocida, possono avere effetto endoteliotossico e portare al danneggiamento dei vasi sanguigni che nutrono il tumore. Esempi di tali farmaci sono la vinblastina, la mitomicina C, la ciclofosfamide, i taxani.

L’abbinamento di una chemioterapia metronomica con l’ipertermia può risultare inoltre in una importante sinergia. Infatti anche l’ipertermia stessa può danneggiare la vascolarizzazione tumorale e contribuire alla lotta contro la malattia neoplastica.

Dr. Carlo Pastore