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Tumore (carcinoma) del pancreas

Il tumore (carcinoma) del pancreas: un nemico silenzioso

carcinomaLe neoplasie pancreatiche rappresentano una forma tumorale ad elevatissima mortalità. Spesso infatti all’esordio si presentano già in fase metastatica.

Molto contribuisce a ciò la posizione dell’organo situato in sede retroperitoneale, difficilmente esplorabile con le più comuni metodiche di indagine strumentale e situato in una zona ricca di vascolarizzazione e di circuiti linfatici.

Inoltre solo tardivamente spesso la malattia da segno di se, crescendo invece indisturbata nelle aree di corpo e coda del pancreas. Le neoplasie della testa dell’organo invece possono dare segni anche precoci mediante l’ostruzione delle ultime vie biliari e determinando quella situazione di ittero che fa da spia alla condizione sottostante.

Le neoplasie del pancreas inoperabili presentano una prognosi assai severa. L’approccio migliore per la loro cura è multidisciplinare. Per quanto riguarda la chemioterapia i preparati più impiegati sono la gemcitabina, il nab-paclitaxel, l’oxaliplatino, la capecitabina, il 5-fluorouracile.

Recentemente nuove armi a bersaglio molecolare si stanno affiancando ai “vecchi” agenti citotossici ed esse sono l’erlotinib, il cetuximab ed il bevacizumab (riguardo questo ultimo preparato a scopo antiangiogenetico i risultati in termini di efficacia non appaiono ancora definitivi). In genere si impiegano combinazioni da due in su di tali farmaci, abbinando spesso i classici citotossici con i più recenti agenti biologici.

Ulteriore approccio futuribile (previa anche valutazione di determinate caratteristiche istologiche del singolo tumore) è in immunoterapia (nivolumab o pembrolizumab).

Spesso poi i tumori del pancreas posseggono una componente neuroendocrina spiccata che può essere valutata con il dosaggio plasmatici della CgA (vedi articolo sul sito) o con un octreoscan (procedura di diagnostica per immagini).

Qualora sia presente tale componente, è possibile aggiungere alla chemioterapia un trattamento con octreotide (o lanreotide), gravato da scarsi effetti collaterali e rappresentante un valore aggiunto. Il trattamento antiblastico farmacologico può essere affiancato ad una radioterapia locale o su metastasi sintomatiche.

A tutto ciò è possibile abbinare l’ipertermia capacitiva. L’ipertermia potenzia l’effetto tanto dei chemioterapici quanto della radioterapia. Si effettuano 10 applicazioni ripetibili, possibilmente in concomitanza con gli altri trattamenti.

Questo approccio multimodale consente di ritardare la progressione di malattia, di limitarne l’estensione e di controllare egregiamente la sintomatologia, in particolare quella dolorosa connessa all’infiltrazione massiva dei plessi nervosi locoregionali.

 

Prof. Carlo Pastore