3319584817
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Curare la spossatezza

La fatigue (spossatezza estrema) nel paziente neoplastico

 stanchezzaDurante la storia di malattia in un paziente affetto da un tumore spessissimo si sperimenta quella che in gergo tecnico viene definita fatigue e che il profano tradurrebbe come “spossatezza estrema”.

La presenza stessa nell'organismo della patologia tumorale diminuisce le risorse disponibili per il sostentamento ed il benessere del corpo. Il tumore ruba risorse all'organismo lasciandolo in uno stato di prostrazione direttamente proporzionale all'attività di replicazione delle cellule malate stesse.

Inoltre il tumore provoca reazioni infiammatorie locali con produzione di mediatori dell'infiammazione che esitano in un peggioramento dell'astenia. Le terapie farmacologiche (chemioterapie) dirette contro il cancro e la radioterapia contribuiscono a diminuire le forze, esitando spesso anche in un abbassamento dei livelli di emoglobina.

Una correzione dell'anemia con la somministrazione di fattori di crescita e l'integrazione di ferro è un utile presidio in queste condizioni. Si possono impiegare allo scopo diverse molecole delle quali le principali sono l'eritropoietina alfa, l'eritropoietina beta e la darbepoietina (la forma di eritropoietina long-acting).

Altri presidi utili contro la spossatezza estrema sono i precursori degli ormoni ipotalamo-ipofisari, i cortisonici, gli anabolizzanti. Ovviamente il tutto deve essere prescritto sotto lo stretto monitoraggio di uno specialista.

Il paziente neoplastico, soprattutto in condizioni di malattia avanzata, ha spesso una sindrome cachettica.

Cosa vuol dire? Dimagrisce, non si alimenta adeguatamente, deperisce e si alletta con conseguenze facilmente immaginabili (trombosi, piaghe da decubito, depressione, perdita dell'autostima e dell'autosufficienza).

Per contrastare ciò si possono impiegare farmaci che stimolano il transito gastrointestinale (domperidone, clebopride, levosulpiride), stimolanti l'appetito (medrossiprogesterone acetato e ciproeptadina), una nutrizione enterale (preferibile) o parenterale.

Importante è un supporto infermieristico adeguato con personale addestrato nel trattare queste condizioni. Il paziente neoplastico, soprattutto in fase avanzata di malattia, è un paziente delicato da gestire con competenza ed estrema professionalità.

Dr. Carlo Pastore

  Prenota visita